I benefici della canapa

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11 June 2018
Una pianta, mille utilizzi
11 June 2018

I benefici della canapa

Canapa:
quali sono i benefici? 8 effetti provati della Cannabis

La Cannabis sembra finalmente essere accettata come una pianta dalle mille proprietà, la cui ricchezza va trattata con rispetto per i consumatori.

1. La Cannabis come cura dei dolori cronici:

L’uso più comune che si fa della Cannabis (medica, in questo caso) è per la riduzione dei dolori cronici, e sembra essere anche il contesto in cui la terapia si rivela più efficace.

2. Riduce gli spasmi muscolari grazie al CBD:

gli studi concludono che c’è una forte correlazione fra uso di Cannabis e riduzione degli spasmi muscolari. Questo effetto è dato principalmente dalle proprietà miorilassanti del CBD, e quindi è uno dei vantaggi che rimane anche nella Cannabis Light, nonché uno degli effetti ricercati.

3. Aiuta nel controllo delle crisi epilettiche:

Uno studio pubblicato su The Lancet, fra le riviste più autorevoli in campo di ricerca medica, sostiene che il Cannabidiolo (sempre il CBD della Cannabis Light!) sembrerebbe in grado di migliorare il controllo delle crisi epilettiche negli individui soggetti.

4. La Cannabis ha un ruolo attivo nella regressione dell’Alzheimer:

Notizia del 2006, una ricerca dello Scripps Research Intitute pubblicata sul Molecular Pharmaceutics journal sostiene che il THC abbia un’azione diretta nel contenimento delle placche senili, degli ammassi di proteine amiloidi che si creano nel cervello delle persone affette da Alzheimer, e che rallentano o impediscono il passaggio dei neuroni ed infiammano i tessuti.

5. Il cannabidiolo (CBD) ha un’azione contro le cellule tumorali:

Già uno studio del 2007 riportava una azione attiva del CBD nei confronti delle cellule tumorali. Il cannabidiolo sarebbe capace di spegnere il gene ID-1, fra i responsabili dell’immortalità delle cellule cancerose: in questo modo, il tumore non sarebbe più in grado di crescere.

Questa scoperta iniziale è stata in seguito confermata nel 2014, dove un interstudio fra University di Barcelona, Complutense University (Spagna) e University of Dundee (UK) ha dimostrato un effetto diretto del CBD nel controllo dei recettori CB2 e GPR55, che nelle cellule tumorali sono sovraespressi, e che come il gene ID-1 sono coinvolti nella definizione della vita di una cellula.

Infine, come dimostra questo studio sempre del 2014, il CBD combinato con il THC sembrerebbe in grado di contrastare la crescita anche di tumori particolarmente aggressivi, come adiuvante della radioterapia.

6. Riduce i tremori nei pazienti affetti dal morbo di Parkinson:

L’effetto dei cannabinoidi sui pazienti affetti da morbo di Parkinson era stato già affrontato nel 2013.
Approfondimenti successivi hanno dimostrato una profonda interazione fra cannabinoidi e dopamina, che influiscono sulla modulazione di alcuni neurotrasmettitori collegati: tramite l’assunzione di cannabinoidi, sarebbe possibile modificare questa modulazione per attenuare i tremori dei pazienti affetti da Parkinson.

Quest’ultima ricerca, del 2017, è stata svolta in Italia, presso l’Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed a Pozzilli, ed il Dipartimento di Medicina dei Sistemi dell’Università Tor Vergata a Roma.

7. La Cannabis riduce gli effetti collaterali della chemioterapia:

Terribile nausea, vomito e perdita dell’appetito: questi sono i sintomi peggiori per chi è sottoposto a chemioterapia, una terapia terribilmente debilitante per il corpo umano, ma ancora inevitabile in molti casi. L’assunzione di cannabis dopo le sessioni di chemio riduce questi sintomi, permettendo un miglioramento della qualità della vita del paziente, come indica l’American Cancer Society sul proprio sito web.

8. La Cannabis riduce gli effetti collaterali dei trattamenti per l’Epatite C:

Così come per la chemio, anche per l’Epatite C esistono trattamenti che portano gli stessi effetti collaterali, così violenti che molti pazienti rifiutano di completare la terapia. Questo è quanto riporta uno studio del 2006 pubblicato sull’European Journal of Gastroenterology and Hepatology che coinvolge 71 pazienti, di cui 22 trattati anche con l’assunzione di cannabis.

Di questi 71 pazienti, 16 hanno deciso di concludere la terapia con molto anticipo per via degli effetti collaterali: quasi tutti (15) non assumevano cannabis per alleviarli. Alla fine dello studio, solo 32 pazienti hanno concluso correttamente la terapia, 14 dei quali facenti parte della cura sperimentale con cannabinoidi.

In conclusione, quindi, il 64% dei pazienti facente uso di cannabis è riuscito a completare la terapia, cioè 14 su 21. Fra i non fumatori, invece, la percentuale scende al 47%, suggerendo che la cannabis sia in grado di alleviare molti dei sintomi collegati alla terapia HCV, soprattutto considerando che solo il 14% dei pazienti fumatori ha avuto una ricaduta virologica nei successivi 6 mesi, contro il 61% dei non fumatori.

Gli studi sulle proprietà della Cannabis Sativa sono solamente all’inizio, visto e considerato che per quasi un secolo questa pianta dall’alto potenziale è stata oggetto di una guerra inutile promossa dai proibizionisti. I pregiudizi sull’uso terapeutico stanno calando anche nella comunità scientifica, a fronte di studi preliminari che mostrano risultati promettenti e necessitano di urgenti approfondimenti e successive verifiche.

Insieme a questi pregiudizi, sta cedendo anche l’ala proibizionista globale, con sempre più stati che legalizzano apertamente l’uso ricreativo, e tanti altri dove la società civile sta anticipando il legislatore, trovando spiragli ed escamotage per abituare intanto l’opinione pubblica alla sostanza.

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